Cartolina digitale labronica

libeccio5-andrea dani

Di Livorno si amano le mareggiate impetuose, sospinte dal libeccio, il vento che alleggerisce i pensieri, il riso leggero.
C’è chi odia la parte più becera, la volgarità gratuita e non scorge l’acume ingegnoso, lo sprazzo arguto della battuta labronica.
C’è chi bestemmia per dolore e chi bestemmia e basta, senza rispetto delle differenze di culto e di pensiero, culla della nostra città.

tumblr_n5lze56akV1qmvozdo1_1280.jpg

C’è chi è rimasto al comunismo e chi al fascismo e non si schioda da quell’arrocco.
C’è chi veste lo scialo livornese con il fatalismo verghiano, e non s’inonda della generosità e della forza d’animo dei labronici.
C’è chi si bea della passeggiata sul lungomare, le tamerici a braccetto, e tutto il resto potrebbe annullarsi.
C’è chi si perde in vedute infinite da una spalletta ottocentesca, e chi in una buca del centro, tra strade marinare sporche.

 

C’è chi scorge solo “Livorno com’era”, e non la immagina come sarà.
C’è chi se ne va, e la guarda da lontano, e la vorrebbe migliore, non diversa. Perché Livorno si ama o si odia. Ma lascia il segno.

EB

 

Un ringraziamento ad Andrea Dani per le bellissime foto, disponibili sul sito LIVorNOT (http://www.livornot.it)

Scogliere e libeccio

Ognuno di noi ha un luogo ameno del cuore dove rintanarsi, di tanto in tanto, e soffermarsi e prendere fiato dall’incessante scorrere della vita. Il mio è una scogliera livornese. Ritta, in ripida picchiata verso la schiuma ribollente del mare sospinto e agitato dal libeccio. Un mare di vita, che trasforma ogni pensiero in rumore di onde che sbattono contro gli scogli, e cuce ogni sfumatura con gli spruzzi trasportati in alto, che competono con gli uccelli in volo e li sporca di sale.

Mi sembra di essere un tutt’uno con lei. Forse è per l’orizzonte, dove il sole ogni tanto compare tra un’ondata e l’altra, lui che sembra appoggiarsi per riposarsi. Forse è per il rumore assordante che annulla ogni altro suono e isola i pensieri, spiegati e distillati, che stanno lì sulle onde, a dondolarsi, a aspettare che la mente li colga per girarli e rovesciarli come un calzino. E’ un momento dell’anima, in solitaria osservazione e contemplazione. Solo allora la vita mi appare così lavata e netta. Solo allora decido azioni. Un controsenso. Nel massimo della riflessione, si nasconde l’azione, l’atto del vivere contro il vedersi vivere.
E dopo che l’anima è centrifugata dal mare, s’acqueta.

Ogni tanto, quando sale il vento anche a Bergamo, dalle mura di città alta mi pare scorgere il mare lontano, e se chiudo gli occhi, arriva una ventata di sale, che sporca la faccia anche a me.

EB