L’infinito di Fattori

fattori giornata grigia
Giovanni Fattori, Giornata grigia

Sempre cara mi fu quest’irta roccia,
e questa schiuma, che su tanta parte
de l’ultimo orizzonte il guardo abbraccia.
Ma
stagliando e mirando…

Se Leopardi fosse vissuto a Livorno, forse L’Infinito avrebbe preso questa piega.
Ma la tela naturalistica sembra perdersi in profondità e scombussolarsi con echi novecenteschi. Quel pescatore di spalle, per me, è come uno strappo emotivo.

Di certo ha qualcosa dentro che lo muove e che lo fa alzare rispetto agli altri uomini sdraiati sotto le barche tirate a secco. Lo immagino muto. Parla il mare. Ne sente il richiamo.

Mi piace immaginare che, in questa Giornata grigia che appesantisce l’anima di pescatori appisolati per la malinconia del vivere -non per la stanchezza-, un uomo riesca a trovare la maglia rotta nella rete, per dirla alla Montale, che squarci la realtà in un ovattato mattino marino, quando l’acqua si perde, come ogni giorno, nelle tane dei granchi.

Giovanni Fattori, La tempesta
Giovanni Fattori, La tempesta

Nella Tempesta è solo, ma appare sempre di spalle. E come se stessimo al suo fianco, la visione del mare uggioso è anche la nostra e il cielo è lo specchio anche della nostra anima. Ma il suo piede è fermo, le mani in tasca. Il pescatore della spiaggia rocciosa, invece, pare in movimento. Sembra volere entrare nel mare, assetato di acqua salata, con quei pantaloni tirati fino a sopra il ginocchio.

E’ lo scrutare lontano, un magnete continuo. Una sirena d’Ulisse.
E nella Giornata grigia c’è la stessa tensione verso l’infinito leopardiano.
E’l naufragar m’è dolce, in questo mare.

 

EB

Questo articolo è stato scritto per il blog “Occhio Livorno”OL-titolo-blog-mappa-grey

Editoriale

Mi immagino davanti al mare,
come nel quadro di Fattori.

Tra spruzzi di schiuma,
i pensieri spuntano come arselle sugli scogli,
e le parole seguono a ruota,
un po’ salate per via della brezza mattutina.

Come in un diario,
circoscrivo le mie emozioni,
dando sapore alla mia vita.

EB