Cartolina digitale labronica

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Di Livorno si amano le mareggiate impetuose, sospinte dal libeccio, il vento che alleggerisce i pensieri, il riso leggero.
C’è chi odia la parte più becera, la volgarità gratuita e non scorge l’acume ingegnoso, lo sprazzo arguto della battuta labronica.
C’è chi bestemmia per dolore e chi bestemmia e basta, senza rispetto delle differenze di culto e di pensiero, culla della nostra città.

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C’è chi è rimasto al comunismo e chi al fascismo e non si schioda da quell’arrocco.
C’è chi veste lo scialo livornese con il fatalismo verghiano, e non s’inonda della generosità e della forza d’animo dei labronici.
C’è chi si bea della passeggiata sul lungomare, le tamerici a braccetto, e tutto il resto potrebbe annullarsi.
C’è chi si perde in vedute infinite da una spalletta ottocentesca, e chi in una buca del centro, tra strade marinare sporche.

 

C’è chi scorge solo “Livorno com’era”, e non la immagina come sarà.
C’è chi se ne va, e la guarda da lontano, e la vorrebbe migliore, non diversa. Perché Livorno si ama o si odia. Ma lascia il segno.

EB

 

Un ringraziamento ad Andrea Dani per le bellissime foto, disponibili sul sito LIVorNOT (http://www.livornot.it)