Scogliere e libeccio

Ognuno di noi ha un luogo ameno del cuore dove rintanarsi, di tanto in tanto, e soffermarsi e prendere fiato dall’incessante scorrere della vita. Il mio è una scogliera livornese. Ritta, in ripida picchiata verso la schiuma ribollente del mare sospinto e agitato dal libeccio. Un mare di vita, che trasforma ogni pensiero in rumore di onde che sbattono contro gli scogli, e cuce ogni sfumatura con gli spruzzi trasportati in alto, che competono con gli uccelli in volo e li sporca di sale.

Mi sembra di essere un tutt’uno con lei. Forse è per l’orizzonte, dove il sole ogni tanto compare tra un’ondata e l’altra, lui che sembra appoggiarsi per riposarsi. Forse è per il rumore assordante che annulla ogni altro suono e isola i pensieri, spiegati e distillati, che stanno lì sulle onde, a dondolarsi, a aspettare che la mente li colga per girarli e rovesciarli come un calzino. E’ un momento dell’anima, in solitaria osservazione e contemplazione. Solo allora la vita mi appare così lavata e netta. Solo allora decido azioni. Un controsenso. Nel massimo della riflessione, si nasconde l’azione, l’atto del vivere contro il vedersi vivere.
E dopo che l’anima è centrifugata dal mare, s’acqueta.

Ogni tanto, quando sale il vento anche a Bergamo, dalle mura di città alta mi pare scorgere il mare lontano, e se chiudo gli occhi, arriva una ventata di sale, che sporca la faccia anche a me.

EB

2 pensieri riguardo “Scogliere e libeccio

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