Tra la legge di Murphy e la metafisica di Shakespeare

Nei momenti migliori, tipo la partenza per le vacanze o la prima uscita con una nuova ragazza, capita che una delle leggi di Murphy trova la sua applicazione e conferma. Ma se nella stessa circostanza la sfiga si mischia con la metafisica, allora la sfortuna può essere più tollerabile. Capita che l’antifurto, il tuo baluardo contro le difese notturne, ogni tanto si deve allenare. Ma non aspetta il giorno. No… Lui è un po’ bastardo inside e si vuole allenare solo di notte. Capita anche che l’ultima visita dell’elettricista ha confermato che tutto è ok. Ma no, lui ti vuole stupire! Accade quindi che alle 2,30 di notte lui vuole suonare, come un bimbo che ha fame. E ti sveglia, puntuale. Rincoglionito, cispioso e allarmato ti svegli dicendo “ma è il mio??”. Certo che è il tuo, cosa credi, stolto? Seguono a ruota imprecazioni simil-bestemmie, ma non risolvono nulla. Perché Murphy ha deciso che la tastiera per spegnere la sirena non va. Intanto lui urla… E’ qui che avanza la metafisica: fottersene o non fottersene, questo è il problema. Pensare agli altri, o al tuo cuscino che ti attende caldino e morbidoso? Perché riusciresti anche a tornare a letto, facendo finta di niente. Ma qualche vicino ti sveglierebbe. Pensi anche che prima o poi la batteria finirà, ma ne passeranno ancora di minuti. Poi, il Mac Gyver che è in ognuno di noi ti spinge a usare la testa, che ci sarà un motivo perché dalle scimmie siamo diventati òmini! Ma l’antifurto è peggio di Terminator, che prima di terminà ce ne voleva… Nemmeno se tolgo la ‘orrente lui smette di chiacchierà! E così, Shakespeare ha prevalso su Murphy. Per non svegliare tutto il vicinato, che non si può chiamare un elettricista alle 4:00 di notte (N.B. l’intervallo di tempo di cui sopra), la sirena diminuiva, attutita e ovattata dentro un paio di piumini. Ma il sistema per cui stavano avvolti e fissi su di lui era veramente degno di Mac Gyver! Non è proprio un bello sprazzo di vita, e soprattutto qualche spruzzo di decibel li ho persi. Ma lui ha perso, e io, scegliendo Shakespeare, ma assonnato per tutto il giorno, avrò vinto.

EB

L’epica fantasy di Robert Jordan

Migliaia di pagine. Un’unica, epica storia. Mi ha rinfrescato sui treni d’estate, e scaldato nelle sere d’inverno. Ha riempito i miei tiepidi risvegli primaverili, e alleggerito notti insonni con biberon in mano. Come una compagna di giochi, è cresciuta con me e passeggiato con me. Al pari di un film, quando la commozione sale ai titoli di coda, sono arrivato alla fine della saga di Robert Jordan, accettando l’ultima pagina, allontanandola il più possibile e gustandola lettera per lettera. Sarà che il nome mi è caro per l’omonimia con il talento insuperabile del basket americano, ma non potevo non inseguire un altro talento e sprofondare con la mente e il corpo in un mondo che potrebbe stare a fianco dell’epica classica, solo con uno stile e un respiro diverso. La Routa del Tempo ha smesso di girare. Chi dice che leggere fantasy è staccarsi dalla realtà sbaglia…in parte. In questo testo c’è più realtà di un manuale di storia: c’è l’eroismo e il coraggio della saga omerica; l’onore e il sacrificio dei miti greci; il Bene e il Male assoluti delle religioni, e della nostra vita quotidiana. Cosa lascia dentro di te una saga simile? Lascia nomi, personaggi e storie che al pari di quelle che si raccontano attorno a un focolare, smuovono la fantasia e oggettivano la bellezza dell’essere umano. Grazie Robert.

EB