Profumi e colori labronici

D’un botto mi sento tutt’uno con la mia terra e ripercorro la strada a ritroso.
Ritrovo il cicalio estivo dei livornesi, il gabbione, le cene improvvisate sul mare di cemento, il salmastro a braccetto con il libeccio, du’ battute.
Niente email,  i-pad, facebook, blog e virtuale. Solo vita reale, chiacchere, vino, sudore, sguardi.
Niente macchina, metropolitana, treno, aereo. Solo contare i passi, attento a non scivolare sugli scogli.
E la gente che corre, bella, al sole. E gabbiani che banchettano, tramonti senza fine, barche rattoppate.

Eppure, la mia città mi chiama.
Ma se ci tornassi, andrei via di nuovo.
Come un viaggiatore che non trova requie, ma deve solo viaggiare.