L’adolescenza della politica

Ti ho visto arrivare trafelata, gli occhi supplichevoli già da lontano. Che tristezza, vederti umiliata davanti a me! Non sapevi proprio dove andare a sbattere la testa, questa volta. Non fra i tuoi amici, con i quali competi in egoismo ma verso cui eccelli in egocentrismo; non tra i tuoi spasimanti, che ti venerano e ti seguono come un gregge, ma che non ti amano profondamente come un marito e non ti seguiranno ad ogni cambio di vento; e nemmeno tra i tuoi nemici, con i quali ti sei misurata solo a parole, senza mai metterti realmente in discussione. Hai sperperato tutte le risorse che avevi a disposizione, il tuo intelletto, la tua credibilità, hai preferito cercare la comodità rispetto al sacrificio. Eppure, i tuoi nonni sono cresciuti nella povertà, anzi, ne sono emersi con fronte sudata. Tu ti sei beata delle nuove tecnologie, idolatrando sguardi virtuali a scapito di quelli condivisi davanti a un bicchiere di vino. Adesso, vieni da me. E che cosa potevo fare? Immagina, dai! Che cosa, se non abbracciarti come il figliol prodigo. La differenza è che eri persa, ma ora sei messa peggio! Il mio destino è spianarti la strada, passarti il testimone, donarti un giorno la mia eredità. Ma se non sei capace di camminare sulle tue gambe, anche sbagliando, ma percorrendo la tua strada con convinzione e decisione, dovrò ancora sostenerti con la mia esperienza e impedire ancora una volta il tuo volo. Sei proprio alla frutta, figlia mia!

Le piazze e i monumenti di Livorno

Con occhi di turista visito la mia città. Ci sono nato, eppure la vedo per la prima volta. La percorro con gli occhi della mente, buttandomi nelle strade, nelle viuzze. Ritrovo quel muro screpolato di quando andavo a scuola e alzavo lo sguardo verso il portone di un mio amico. Rivedo quello squarcio di mare mentre andavo in bicicletta, verso il porto. Calpesto percorsi noti, ora diventati brevi. Mi immergo nel vociare delle persone, nelle piazze gremite di gente che vuole vivere parlando insieme, e ridendo (sì, perché vivere trovando il modo di sorridere di tutto e tutti è proprio un’impronta genetica). Cerco nelle facce delle persone volti conosciuti, cresciuti, invecchiati. Cerco la vita che è andata avanti. E nelle piazze mi guardo intorno, e scorgo monumenti storici. Prima non ci facevo caso. A volte ci passavo sotto, e li guardavo. Cavour, Garibaldi, Leopoldo II, Guerrazzi, Luigi Orlando, Fattori, Modigliani. E poi il simbolo cittadino dei Quattro Mori sotto Ferdinando I, e il Pescatore, che pensa scrutando il mare, ma a me piace immaginare che trattenga una risata. E ce ne sarebbero ancora, di monumenti e busti. Adesso li vedo, e in qualche modo mi parlano in modo segreto e silenzioso. Alcuni dicono che a Livorno non c’è niente, a parte il mare. A parte, dico io, che il mare è tutto! Ma a me sembra che la bellezza di una città vada cercata nella gente, nelle piazze, negli sguardi e negli angoli nascosti. E a volte in una statua con un piccione sopra.

EB